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" Diego Morga sfugge alle facili classificazioni. Ama il jazz ma non lo suona praticamente più; frequenta personaggi eccentrici come il cantautore Angelo Ruggiero, scrive per la danza e il teatro, coltiva l'arte dell'improvvisazione ma ammira alcuni compositori post-minimalisti (da Nyman a Win Mertens). Insomma, un musicista che va ascoltato senza pregiudizi. "Da qui passano i venti" è un lavoro maturo: le dodici tracce che lo compongono, tutte composizioni originali e tutte molto "scritte", sono altrettanti temi per film immaginari, ambienti sonori che rimandano all'idea della musique d'ameublement ma non se ne fanno intrappolare. Il pianoforte è il centro di tutto, ma non mancano qui e là i contributi di altre voci strumentali: il contrabbasso di Ferruccio Spinetti, il violino di Emanuela Lioy. In "Il Canto" la scena si popola inaspettatamente: ecco la voce recitante di Sergio Rubini, che declama versi d'amore perduto di Neruda, il sax soprano di Roberto Ottaviano che si produce in un solo estremamente lirico, e ancora le percussioni di Pippo Ark D'Ambrosio e un quartetto d'archi al completo. Poi c'è un brano di solo piano, "A Ludovico", che fa pensare (correttamente) a Einaudi. Ma non si tratta di un plagio o di una ruffianata; piuttosto, una lettera aperta dagli intenti sottilmente polemici. La musica non parla. Ma a volte è più eloquente di molte parole. "
Bari, 10 ottobre 2007. Fabrizio Versienti
SCHEDA TECNICA (presentazione del progetto, recensioni, commenti, ascolto dei brani)
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